‘U CIARDUNI – MOSTRA FOTOGRAFICA

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Scritto da : Maria Concetta Cefalu’

È stata inaugurata  sabato 15  ottobre  u.s. , ai  Cantieri Culturali della Zisa  – Centro Internazionale di Fotografia  “Letizia Battaglia“ , la mostra fotografica ‘U Ciarduni – Ucciardone’ di Michele Di Leonardo e Salvo Valenti .  La mostra visitabile sino al 12 novembre p.v. espone le opere raccolte  in un volume edito da Edizioni d’arte  Kalòs nel 2018, e  illustrano la quotidiana  e dura realtà  del carcere Ucciardone, ovvero  ‘U Ciarduni.  Gli scatti fotografici di Michele Di Leonardo e Salvo Valenti raccontano la vita dei detenuti, il loro vissuto in una realtà difficile, complessa, privata del bene prezioso qual è la libertà.

Il Carcere U’Ciarduni
L’istituto penitenziario Ucciardone, così come denominato nell’ordinamento penitenziario del 1975 e nella riforma del 1990, deve il suo nome al campo di cardi (chardon in francese) sul quale venne edificato. L’istituto ubicato  vicino al quartiere di Borgo Vecchio, nei pressi del porto, in via Enrico Albanese 3, fu progettato nel XIX° secolo dall’architetto Nicolo’ Puglia, e successivamente riformato, come oggi lo vediamo , dall’architetto palermitano Emmanuele Palazzotto. Dall’8 gennaio 2018 l’Istituto  è stato intitolato al maresciallo degli agenti di custodia Calogero Di Bona,  il Vicecomandante del reparto della casa circondariale di Palermo, ucciso dalla mafia il 28 agosto 1979 a soli  trentacinque anni non ancora  compiuti.

Michele Di Leonardo
Classe 1963, Michele Di  Leonardo fotografa dai primi degli anni ottanta prediligendo la fotografia sociale e la documentazione d’ambiente in cui è presente la materia antropica. Ha pubblicato le sue immagini su riviste e quotidiani, ha realizzato foto di scena per ” Teatro 90” e ” Urban Art“. E’ autore di diverse mostre personali e collettive come ” Nostrum“, ” Occhi senza età“, ” Rosalia“.

Salvo Valenti
Classe 1962, Salvo Valenti fotografa dal 2000 interessandosi sin da subito alla street photography. Nel tempo, oltre a fornire immagini commerciali ha realizzato servizi volti alla centralità dell’uomo . Tra i suoi progetti realizzati  : “100 volti 100 case”, un lavoro finalizzato a esprimere il concetto di “unicità e varietà dei volti nel loro contesto“. Cento ritratti per identificare ciò che ci distingue e ciò che ci accomuna, ignorando le differenze di aspetto per concentrarsi all’essenza dell’essere nel suo contesto ambientale.


Foto di : Michele Di Leonardo/ Salvo Valenti
 

Il nostro giornale ha intervistato Salvo Valenti.

Com’è nata l’idea di questo progetto e perché avete scelto di raccontare il carcere?

Il carcere non è un luogo comune, per un fotografo professionista o chi come me lo fa per passione , si è alla ricerca di progetti interessanti dal punto di vista sociale e antropologico.

Il termine fotografia deriva dalla congiunzione di due parole greche: luce (φῶς, phṑs) e grafia (γραφή, graphḕ), per cui fotografia significa “scrittura di luce”, ovvero rappresentazione del reale quale immagine fotografica “creata” dalla luce . Quali emozioni, e quali sentimenti, quali messaggi ha recepito dai reclusi durante la realizzazione di questo lavoro ?

Le sensazioni sono molteplici, ma principalmente, il tempo e il riconoscere ad alcuni detenuti capacità artistiche che per il contesto in cui vivono all’esterno , sconoscevo queste doti. Oggi noi viviamo la vita in maniera frenetica, inesorabili sono i giorni, le settimane , all’interno del penitenziario invece il tempo è un nemico. Il detenuto è una risorsa che all ‘interno del carcere scopre doti come la pittura, il sapere suonare uno strumento, o chi sa recitare e potrei continuare. Le istituzioni finita la detenzione dovrebbe indirizzarli per essere integrati nel tessuto sociale, ma il reo viene accettato?

Come e quando è nata la passione per la fotografia e chi è il grande Maestro che ha ispirato per i suoi lavori?
Nessun maestro, ho visto e continuo a vedere libri di tanti fotografi, amo la fotografia come passione vedo il mondo della fotografia a 360 gradi, per me la macchina fotografica è un mezzo poi decido io sul come utilizzarla.

Qual è la fotografia che rispetto ad altre le è particolarmente rimasta impressa e perché? 

Quella dei : ”  panni stesi nelle grate all’interno delle celle “. Mi hanno ricordato quando da piccolo passavo in macchina con mio papà e venivo attratto da questi abiti appesi, vederli dall’interno mi ha  riportato alla mia infanzia e appunto, per ritornare al concetto di tempo , sembra che non sia mai passato, tutto è rimasto lo stesso, immutato.

Robert Doisneau con la fotografia dal titolo “Le Baiser de l’hôtel de ville”, rispecchia in tutto e per tutto la sua filosofia di fotografo, infatti affermava: “Quello che io ceravo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere”. Qual è la sua filosofia ?

Non ho nessuna Filosofia. Macchina al collo e via in base a ciò che desidero o in base a quale progetto penso di fare.

Charles Baudelaire nel suo Salon del 1859, pubblica un capitolo dal titolo:
” Le public moderne et la photographie ” nel quale critica pesantemente la fotografia quale nuda realtà che non può sostituire l’arte, poiché tecnologia, fredda, incapace di sostituire il bello. Oggi sappiamo che non è così, lo testimoniano le opere di Steve McCurry, Hiroshi Sugimoto, Sebastião Salgado, e di molti altri. Lei cosa ne pensa?

Sono d’accordo con Charles Baudelaire .
Il fotografo riprende ciò che vede, da sicuramente una sua composizione all’immagine, puoi giocare con le luci e le ombre all’interno di essa , ma ripeto è già qualcosa che vediamo a priori, a volte attendiamo che qualcosa possa accadere per immortalare in un click il momento. L’artista per me è colui il quale dal nulla crea qualcosa . Consideriamo una tela bianca e una macchina fotografica, riflettiamoci. Grazie

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