Dove gli angeli camminano di notte – di Lucia Lo Bianco

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DiRedazione

Nov 11, 2022 ,

Foto : Copertina del  libro  che raffigura un dipinto dal titolo “Risveglio” della pittrice Ornella De Rosa (DRO)

Scritto da : Maria Concetta Cefalu’

Si svolgerà oggi pomeriggio 11 novembre 2022 alle ore 17.30  presso ” Spazio Cultura ” della Libreria Macaione in via Marchese di Villabianca 102 a Palermo, la presentazione del romanzo “Dove gli angeli camminano di notte” di Lucia Lo Bianco, edito da Swanbook.
Dopo i saluti introduttivi di Nicola Macaione, responsabile dello Spazio Cultura Libreria Macaione, interverranno con l’autrice, Gaetano De Bernardis e Giuseppe Savagnone. Durante l’incontro Rosa Randazzo leggerà alcuni brani tratti dal libro.
L’incontro potrà essere seguito anche dalla pagina Facebook di Spazio Cultura Libreria Macaione:
https://www.facebook.com/spazioculturalibri

Il nostro giornale ha intervistato la Prof.ssa Lucia Lo Bianco.

Lucia Lo Bianco è Laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne e con un Master of Arts in Professional Development for Language Education. Dal 1993 insegna lingua e letteratura inglese al liceo. Poetessa, scrittrice, saggista, giornalista : come nasce la sua passione per la scrittura?

Il desiderio di donare alla carta parole e pensieri è nato con me e mi è cresciuto dentro sin da piccola. Ricordo che bambina mi aggiravo per i corridoi di casa inventando storie a voce alta, così mi diceva mia madre che seguiva tutto con incanto. Più grande, durante la difficile fase dell’adolescenza, ho deciso di catalogare ciò che mi dettava l’immaginazione e sono nati dei quadernetti colmi di titoli e nomi di personaggi. Si trattava di storie d’amore e passione come solo una dodicenne può concepire. Non so dove siano questi quadernetti, non li ho più trovati. Mi piace pensare che eroi ed eroine si animino ancora di vita propria all’interno di quelle pagine.
Col tempo la scrittura è diventato un bisogno silente d’esprimersi, quasi un  imperativo categorico di dar voce al proprio io ed esorcizzare le proprie paure. Credo che la penna tra le dita sia il dono più grande che Dio mi abbia dato, una grande volontà di comunicazione per lasciare qualcosa di noi agli altri. A volte sogno d’essere letta dal pubblico e di alimentare storie e congetture sulle ragioni che hanno fatto nascere i miei racconti di vita perché, come dico sempre,  un testo finisce d’appartenerci nel momento in cui viene donato ai lettori.
Le parole, i suoni e le immagini quindi sono venute a cercarmi danzando nella mia testa persino nei momenti di quiete e rendendo speciale la mia vita.

Tra le sue pubblicazioni :  cinque sillogi di poesie: “Le Ali ai Piedi”, 2013; “Il Faro”, 2015; “Il Silenzio del Tempo”, 2020; “Sono una barca” (2021); “Come una libellula” (2021); “E plana stanca sulla riva” ed una raccolta di racconti “Le donne lo dicono” (2021). Cosa dicono le  donne di cui lei parla? Cosa raccontano? Piangono sempre o prima o poi riescono ad essere felici? Anche se stanno in silenzio, cosa racconta il loro silenzio?

Le donne di cui parlo appartengono a mondi ed età diverse. Sono bambine, ragazze, innamorate e dimentiche di sé, ma anche soddisfatte e in carriera. Troviamo anche adolescenti e giovani in cerca di un futuro o di una propria realizzazione personale mentre al contempo si profila l’età matura con il suo peso di disillusioni ed inganni. Non si tratta soltanto di esseri infelici che si piangono addosso, ma spesso di donne dotate di una grande forza interiore e in grado di reagire, opponendosi al corso degli eventi. Nelle mie storie le donne sono come tante altre, coinvolte in vicende personali che hanno causato loro sofferenza ma che hanno anche offerto una possibilità di riscatto attraverso un processo di crescita e di riscoperta del proprio io che le porterà sicuramente a scelte più consapevoli e mature.
Credo che il problema non sia quindi il raggiungimento della felicità su un piano puramente filosofico ma la capacità e la volontà di scegliere e agire senza costrizioni o imposizioni, soprattutto maschili.
Le donne parlano anche attraverso il silenzio e nel corso del tempo. Soprattutto le donne sanno dire no e chiedono solamente d’essere ascoltate.

Dove gli angeli camminano di notte” è il suo primo romanzo.  Capita a ciascuno di noi  di pensare e rivedere i momenti salienti della nostra vita, come la protagonista del suo romanzo Beatrice. Qual è il momento più bello della sua vita?

Ho avuto tanti momenti belli che conservo nella memoria anche se  sicuramente i miei periodi felici sono collegati alla presenza dei miei genitori ormai scomparsi da anni. Altre immagini che arricchiscono la mia vita sono quelle in cui rivedo me, giovane donna innamorata insieme al compagno che avevo scelto che mi sostiene ancora, in procinto di cominciare una nuova vita a due e l’arrivo poi di mia figlia. Nonostante il dolore che ha segnato in diversi momenti la mia vita credo di avere avuto tante belle cose e mi sono sempre sforzata di trovare il lato positivo in tutto ciò che mi succedeva.
Capita anche a me di passare in rassegna le diverse fasi della mia esistenza e di riconsiderare tutto in retrospettiva. Forse nella protagonista del mio romanzo sono riuscita a mettere molto di me e della mia natura riflessiva, nonostante Beatrice sia costretta a vivere situazioni drammatiche che riguardano, sfortunatamente, un gran numero di donne.

Talvolta la vita ci costringe a delle scelte, che possono essere dolorose. Beatrice è colei che ha rinunciato ai suoi sogni perché imprigionata in un matrimonio sbagliato. Qual è il suo messaggio a tutte  donne perché non smettano mai di inseguire e di non rinunciare ai loro sogni?

Sento di dire a tutte le donne di non rinunciare mai ai propri sogni. È proprio questo il punto. Noi donne cresciamo con la sindrome del sacrificio e della rinuncia,  sempre pronte a mettere altri obiettivi ed altri compiti prima di noi stesse. Ciò che dovrebbe sicuramente cambiare è la consapevolezza che non si debba mai smettere d’ inseguire le proprie idee e che è possibile conciliare il ruolo di donna, figlia, moglie e madre con la realizzazione delle proprie aspirazioni professionali e personali.

Numerose sue poesie, racconti ed articoli sono stati selezionati per concorsi letterari classificandosi  ai primi posti in numerosi e prestigiosi premi nazionali ed internazionali ottenendo riconoscimenti anche all’estero per poesie scritte in inglese e spagnolo.  In tutto ha totalizzato circa 450 premi in Italia e all’estero. Qual è la sua  vera fonte di ispirazione ?

Prendo spunto da tutto quello che mi circonda, siano essi i rapporti familiari, le mie attività quotidiane, le persone che incontro o i luoghi che frequento. L’ambiente in cui vivo, il paesaggio marino e la bellezza del contesto in cui vivo sono uno stimolo importante e costante. Dico sempre che non si può non essere toccati dal mare e dalla sua essenza, nei suoi variegati aspetti come movimento delle onde, colori, essenza spumeggiante e profumi. Il mare mi parla nei modi più disparati, raccontandomi storie e fantasie ma anche il dolore delle vicende dei migranti che riempiono la cronaca ogni giorno.
Ultimamente le mie storie, sia in forma di prosa che di poesia, hanno assunto una nota tesa al sociale e agli eventi che affollano la nostra quotidianità. Così oltre che delle tragedie nel nostro Mediterraneo ho parlato di donne, violenze e femminicidi, di diseguaglianze sociali e della condizione femminile a Kabul o più recentemente in Iran. Sto per pubblicare un’altra silloge che si intitola “Sono occhi scomparsi dentro il buio” dedicata alle donne afghane. Anche le vicende della guerra in Ucraina hanno recentemente colpito la mia immaginazione colorando di sofferenze e tristezza i miei versi.

Lei si è dedicata anche a temi specificatamente  sociali: l’immigrazione e la violenza sulle donne. Cosa rappresenta per lei il 25 novembre?

Il 25 novembre, come tutte le date scelte per ricordare e commemorare un evento, ha la sua importanza se viene usata nella direzione giusta. Ricordare le vittime di abusi e violenze, siano esse violenze perpetrate da estranei o all’interno del nucleo familiare, assume un valore se serve a risvegliare le coscienze e ad analizzare situazioni e storie troppo spesso dimenticate. Una data come questa che reitera annualmente il ricordo di tutte quelle donne che sono morte per mano maschile, può dare a una donna il coraggio giusto per denunciare o suggerire a dei genitori come educare i propri figli al rispetto. Al contempo spero che tutto ciò induca i governanti a promulgare leggi che proteggano le donne contro ogni tipo di molestia e abuso.

Secondo lei cosa ancora si può fare contro il fenomeno della violenza sulle donne?

Si può e direi si deve fare tanto. Il cammino è ancora lungo da percorrere ma in questo momento è necessario non demordere. Pensiamo al coraggio delle donne che protestano in Iran. Riflettiamo sulla loro forza e convinzione. Queste donne stanno difendendo le proprie idee sapendo di andare incontro a morte sicura, convinte come sono che arrendersi significherebbe vivere un altro tipo di morte, una non vita. Questo loro esempio può servire da incentivo per noi occidentali che viviamo margini di libertà e autonomia sicuramente superiori rispetto a loro. Se le donne iraniane lottano a costo della loro vita, perché non dovremmo farlo noi?

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