INTERVISTA AD ELIANA CALANDRA

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Dic 5, 2020

INTERVISTA AD ELIANA CALANDRA
DIRIGENTE DEL SERVIZIO SISTEMA BIBLIOTECARIO, SPAZI
ETNOANTROPOLOGICI E ARCHIVIO CITTADINO DEL COMUNE DI PALERMO

Dedizione, precisione, competenza, ma soprattutto tanta passione
per una professione che richiede doti non comuni

Scritto da : Giovanna Pia Ferrara

Gentile Dott.ssa Eliana Calandra, lei è Dirigente del Servizio Sistema
Bibliotecario, Spazi Etnoantropologici e Archivio Cittadino del Comune
di Palermo, come e quando nasce la sua passione per questa professione
che richiede doti di attenzione, precisione e competenza non comuni?        

Nasce da lontano. Ho avuto la fortuna di avere un padre professore di materie
letterarie e bibliofilo appassionato, che mi portava, da bambina, nelle librerie a
caccia di una certa edizione antica o dell’ultima novità editoriale. Grazie a lui
ho imparato ad apprezzare tutti i generi letterari, dalla saggistica alla narrativa,
dai classici alla poesia. Poi, il mio percorso di studi e quello professionale mi
hanno dato l’opportunità di approfondire le mie conoscenze, e di dedicarmi ad
una professione che mi fa sentire davvero privilegiata: sono sempre a contatto
con i libri, la storia, il sapere dell’uomo e dirigo Istituti come l’Archivio
storico, la Biblioteca Leonardo Sciascia e il Museo Pitrè, che custodiscono un
patrimonio culturale straordinario.


Le biblioteche sono luoghi affascinanti e silenziosi quasi fatati in cui viene
custodita la storia, il sapere. Che ruolo ha avuto la digitalizzazione della
cultura e l’evoluzione tecnologica nell’organizzazione del Sistema
bibliotecario?
Un ruolo fondamentale. L’avvento dell’era digitale ha inciso profondamente su
tutti gli aspetti della nostra vita. Per archivi e biblioteche è stata una sorta di
rivoluzione copernicana. Se, infatti, fino a qualche decennio addietro, erano
considerati luoghi affascinanti, ma che incutevano un po’ di timore, austeri e
silenziosi, custodi di un sapere dal quale ancora vaste frange di fruitori
venivano escluse, oggi invece la fruizione si è ampliata a trecentosessanta
gradi. La Biblioteca Leonardo Sciascia è il centro del polo PA1 del Sistema
Bibliotecario Nazionale, e riunisce attorno a sé nel portale Libr@rsi altre 33
Biblioteche quali strutture cooperanti. Il portale
(http://librarsi.comune.palermo.it) dà agli utenti la possibilità di accedere ai
cataloghi on line sia delle biblioteche comunali che delle strutture
cooperanti.Sempre tramite il portale, si può accedere alla Teca digitale, che è
una digital library dalla quale e scaricare e stampare interi volumi del fondo
Manoscritti e Rari della Biblioteca (ad oggi ne sono stati pubblicati circa 700,
ma è un work in progress). Gli stessi servizi possono essere fruiti in mobile
attraverso l’ applicazione gratuita libr@rsi che, in più, offre la possibilità di
geolocalizzare la biblioteca più vicina in cui potere reperire il volume
desiderato. Tutte le attività di promozione del libro e della lettura vengono
pubblicate nella sezione news del portale e nella pagina fb “ Palermo Città che
Legge”. E’ stata iniziata nel 2017 e continua tutt’oggi la pubblicazione on line,
sulla piattaforma social Flickr, delle immagini del “Fondo Di Benedetto”: un
corpus di oltre 20.000 immagini – in prevalenza cartoline e fotografie, ma
anche cartine geografiche, piante di città, ritagli di giornale – che il
collezionista Enrico Di Benedetto donò nel secolo scorso alla Biblioteca
comunale, e che oggi, grazie alla possibilità della fruizione on line diventano
un bene comune digitale. Di recente, è stato attivato il wifi libero nella
Biblioteca centrale, nella biblioteca multimediale di Villa Trabia e in quella
per bambini e ragazzi Il Piccolo Principe. Insomma, l’avvento del digitale ha                                                                                   riconfigurato il modello di biblioteca, la quale oggi, pur rimanendo sempre un
luogo affascinante, custode del sapere e della storia, è anche uno spazio aperto
e privo di barriere, non solo fisiche ma anche psicologiche e sociali. Un luogo
in cui incontrarsi, assistere alla presentazione di novità editoriali, partecipare a
reading di poesie, letture multiculturali e condivise, concerti, laboratori di
scrittura creativa, spettacoli ispirati a testi letterari e molto altro.

Lei è stata Componente del comitato di redazione della rivista trimestrale
« Il Pitrè » Quaderni del Museo Etnografico Siciliano, dove sono stati
anche pubblicati numerosi suoi articoli. Giuseppe Pitre’ da medico ha
dedicato la sua vita alla ricerca etnoantropologica, si è distinto per la
metodologia d’indagine e per l’unicità della ricerca sistematica, ma
soprattutto come afferma l’ etnoantropologo Sergio Todesco « per la
concezione olistica delle tradizioni popolari », quale input l’ha spinta a
scrivere sul Pitre’ e quale tra le sue opere le ha particolarmente lasciato un
segno indelebile?                                                                                                                                                                                             
Dirigere da tanti anni il Museo intitolato al suo fondatore, Giuseppe Pitrè, mi
ha dato la possibilità di conoscere da vicino l’uomo e lo studioso, proprio
attraverso quelle collezioni etnografiche alle quali dedicò l’intera vita e
attraverso le sue opere, conservate nella biblioteca specialistica del Museo.
Basti pensare alla monumentale Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane,
in 25 volumi dove custodiamo anche lettere, manoscritti, appunti. Quando si
ha tra le mani, ad esempio, uno di quei piccoli quaderni con la copertina nera
nei quali annotava tutte le donazioni che riceveva per il suo vagheggiato
Museo, davvero pare di “toccare con mano” la passione e l’amore che questo
grande demopsicologo (come egli stesso amava definirsi) nutriva per il popolo
siciliano e le sue tradizioni. Le considerava un tesoro prezioso, che bisognava
difendere dall’omologazione culturale, incombente dopo l’Unità d’Italia. Non
a caso, scrisse: “Il tempo vola, ed il progresso, ogni dì incalzante, spazza
istituzioni e costumi. La scomparsa è fatalmente necessaria nel corso degli
eventi: onde urge che si fissi il ricordo di questa vita vissuta in migliaia d’anni
da milioni e milioni di persone semplici (…)”. Da tutti gli scritti del Pitrè
traspare la passione che lo ispirava, nella vita, negli studi, nel lavoro. Una delle
sue opere che rileggo con più piacere è “La vita in Palermo cento e più anni
fa”, pubblicato nel 1904 : un affresco della vita quotidiana nella Palermo del
Settecento, tratteggiato con dovizia di particolari, spesso intriso di
quell’arguzia e fine senso dell’umorismo tipici dello stile del Pitrè, ma al
tempo stesso documentatissimo e rigoroso dal punto di vista storico ed
etnografico.

Lei è Direttore della Collana di edizione paleografia – diplomatica delle
fonti medievali conservate presso l’Archivio storico del Comune di
Palermo, dal titolo “Acta Curie felicis urbis Panormi” , premesso che                                                                                     bisogna saper distinguere tra la Storia cioè l’ insieme di eventi accaduti nel
passato e la Storiografia cioè la scienza che li studia e li divulga. Quale
ricercatrice storico scientifico, imparziale, empatica, costretta a
interpretare i fatti che analizza, deve sempre mantenere il rigore e l’onestà
professionale, quale fatto storico eliminerebbe dalla Storia?

La storia che viene raccontata negli Acta Curie non è la storia dei grandi
avvenimenti, quella che siamo abituati a studiare sui banchi di storia, ma è la
“microstoria” di una città – Palermo – scritta giorno per giorno attraverso la
documentazione amministrativa prodotta dagli organi del governo cittadino
attraverso sette secoli, dal tredicesimo al diciannovesimo. Di questa
microstoria quotidiana non eliminerei neanche una pagina: ci rivela quali sono
le nostre radici, perché oggi Palermo ha una sua ben precisa identità e non
un’altra, ci dice come eravamo per permetterci di capire come siamo. Ogni
fatto storico ha una sua necessità d’essere, nella ininterrotta concatenazione
degli eventi. Se però da questo piano quotidiano e cittadino passiamo a quello
della “Grande Storia”, un evento da cancellare – se si potesse – sarebbe
l’Olocausto, una delle pagine più crudeli e vergognose della storia recente, una
ferita che non si riuscirà mai a rimarginare.

Quali attività progettuali sono in cantiere per il periodo futuro ancora
caratterizzato purtroppo dalla presenza del Coronavirus?  
Sono tanti i progetti in cantiere, nonostante il coronavirus. E’ in corso, ad
esempio (dal 16 novembre al 16 dicembre), il progetto “Bimbi in Biblioteca”,
realizzato grazie a un finanziamento ottenuto dal Ministero per i Beni culturali.
In due Biblioteche decentrate del Sistema bibliotecario cittadino – quelle di
Brancaccio e Pallavicino – sono stati creati degli “angoli bimbi” arredati con
scaffali bassi, tavolini e cuscini morbidi a misura di bambino. Sono stati
acquistati nuovi libri rivolti ai piccoli lettori e si tengono, a cura
dell’Associazione “PedagogicaMente”, dei laboratori pomeridiani di lettura
per bambini da 0 a 6 anni, nel pieno rispetto delle norme anti-covid, aperti a un
solo nucleo familiare per volta e accessibili su prenotazione on line. Nel 2021
saremo tutti “contagiati dalla lettura”: si realizzerà, nel corso dell’intero anno,
il progetto “LibrOvunque. Otto biblioteche per otto circoscrizioni”, finanziato
dal Ministero per i Beni culturali, che prevede tante attività – sia in presenza,
con tutte le dovute misure, sia on line – per diffondere il piacere del libro e
della lettura in tutto il territorio cittadino, in collaborazione con gli aderenti al
“Patto per la Lettura” di Palermo. Si proseguirà e completerà “Bimbi in
biblioteca”, stavolta nella Biblioteca Leonardo Sciascia e in quella di
Borgonuovo, e si realizzerà il nuovo progetto “Brancaccio liber”. Infine, se
otterremo per la nostra città – come tutti ci auguriamo – il riconoscimento di
“Capitale del Libro”, tutto il 2021 sarà costellato di iniziative di promozione                                                                                         della lettura. Iniziative che però, sia pure in misura ridotta, vedranno la luce
anche nel caso in cui non risultassimo i prescelti. Cito ad esempio il progetto
“Agorà e Millennials”, che porterà una biblioteca itinerante dotata di
postazioni informatiche nelle piazze cittadine e nelle borgate marinare, per
raggiungere le più ampie fasce possibili di lettori.

Il progetto « Brancaccio liber » promuove il valore ed il piacere della
lettura e coinvolge gli studenti delle scuole del territorio. Di cosa si tratta,
e che ruolo ha il Servizio Sistema Bibliotecario, Spazi Etnoantropologici
Archivio Cittadino del Comune di Palermo?                                                                                                                                        
“Brancaccio Liber” nasce da una sinergia d’intenti con l’Associazione
“Castello e Parco di Maredolce” che da molti anni opera sul territorio
perseguendo finalità di valorizzazione dei beni culturali e ambientali, con
particolare attenzione alle biblioteche quali centri propulsori di cultura e
legalità. Grazie alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa, l’Associazione e il
Sistema bibliotecario cittadino realizzeranno in collaborazione iniziative
culturali che raggiungano realtà socio-culturali differenti, dal centro alla
periferia. Iniziative quali letture condivise, laboratori teatrali, presentazioni di
libri, visite guidate e molte altre che vedono nella biblioteca il loro luogo
d’elezione. In questo momento, possono essere realizzate solo on line e in
digitale, ma tutti ci auguriamo che al più presto le biblioteche e i luoghi della
cultura possano tornare fruibili “in presenza”, per potere godere appieno del
fascino che emanano e delle loro innumerevoli potenzialità.

Quest’anno ha organizzato il progetto « Le fiabe da Villa Trabia » per
affrontare il momento coronavirus. Trattasi di un progetto che ha visto
coinvolti nella lettura di favole classiche ed opere contemporanee.
personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo. Il progetto ideato
per affrontare il momento coronavirus ha consentito ai bambini di
ascoltare quanto raccontato sul canale you tube del Comune di Palermo.
Nell’introduzione alla video lettura della fiaba di Don Chisciotte Lei
afferma : « come in ogni fiaba che si rispetti anche in questa alla fine il
bene trionferà sul male » .Oggi come oggi dobbiamo ancora crederci ed
insegnarlo ai piu’ piccoli? Nel Suo racconto aggiunge : « persino la perfida
cugina Isabella capirà che i veri valori della vita sono proprio quei valori
cavallereschi in cui crede Don Chisciotte: l’onore, la lealtà, la fedeltà,
l’amore per la giustizia, e capirà anche che la vera nobiltà è quella                                                                        dell’animo …….», quale uomo dell’arte, della politica o della cultura
potrebbe incarnare oggi l’eroico Don Chisciotte?                                    
E’ fondamentale insegnare ai più piccoli i valori della vita, proprio quelli che
vengono esaltati nelle fiabe come “Don Chisciotte”: non si tratta di utopie, ma
proprio di quei principi che rendono possibile la crescita individuale e sociale.
Sono i principi ai quali dovrebbe ispirarsi la politica, intesa nella sua accezione
originaria, di “arte di governare lo Stato”. E, invece, purtroppo, oggi il termine
spesso assume una connotazione negativa. Se penso ad un uomo politico che
ha incarnato questi valori, mi viene in mente Sandro Pertini, il Presidente
partigiano che sapeva parlare ai giovani. Nel mondo della cultura, penso a un
musicista scomparso di recente, Ezio Bosso, che ci ha insegnato a trarre forza
dalla musica e dall’arte contro ogni difficoltà. Ma sono eroici anche quelli che
Papa Francesco ha definito “I Santi della porta accanto”, che non si arrendono
e aiutano gli altri. In questo periodo ne abbiamo avuto tanti esempi.
Sconosciuti, ma eroi.

La Biblioteca Comunale di Palermo è stata intitolata allo scrittore di
Racalmuto Leonardo Sciascia. Essa contiene 376 ritratti, in gran parte
realizzati da Giuseppe Patania, che formano il cosiddetto Famedio dei
Siciliani illustri. Quale tra tutte le donne del Famedio ha particolarmente
colpito la Sua attenzione, e perchè?                                                                                                                                                         
Il Famedio della Biblioteca comunale (da Famae Aedes, Tempio della Fama) è
una straordinaria galleria di ritratti: trecentosettantasei tele che raccontano la
storia della Sicilia attraverso i suoi protagonisti. Il primo nucleo di 152 ritratti
fu donato dall’erudito Agostino Gallo nel 1874 alla Biblioteca Comunale con
la clausola che l’Amministrazione comunale lo accrescesse con cadenza
almeno biennale. Oggi il corpus conta 376 dipinti, dei quali solo undici
ritraggono donne, per lo più figlie d’arte, come Rosalia Novelli e Rosalia
D’Anna, o scrittrici e poetesse, come Giuseppina Turrisi Colonna, Rosina
Muzio Salvo, Anna Maria Arduino, Concettina Ramondetta Fileti e
Mariannina Coffa Caruso, di Noto. La vicenda umana di quest’ultima è
particolarmente toccante e, purtroppo, per molti versi ancora attuale. Costretta
dalla famiglia a sposare un uomo che non amava, trasferitasi nella casa del
suocero, iniziò una vita impossibile, sia per le continue gravidanze sia perché
ostacolata da marito e suocero nella sua propensione a scrivere versi,
considerata un’attività non appropriata per una donna, fonte di pericoli e
strumento di perdizione. Trovò proprio nella scrittura il suo rifugio. Alla fine,
sentendosi prigioniera di una vita che non voleva, abbandonò la casa del
marito, dando scandalo, all’epoca. I genitori rifiutarono di accoglierla e il
marito allontanò da lei il figlio quattordicenne proibendole di vederlo. Lei reagì
con una febbrile attività letteraria, nella quale, spinta da odio e desiderio di
vendetta, rese pubbliche le violenze e umiliazioni cui era stata sottoposta dalla                                                                                  famiglia di origine e da quella del marito (in particolare nelle liriche Ultimi
versi, del 1878). Morì a soli 36 anni.

Francis De Croisset, drammaturgo, librettista e scrittore francese,
affermava che : « La lettura è il viaggio di chi non puo’ prendere un treno »,
quale lettura consiglia ai grandi per superare le difficoltà di questo
particolare momento storico?                                                                                                                                                                    
Da sempre la letteratura ha manifestato il suo potere di pharmakon, in grado di
lenire le pene, combattere l’angoscia, la paura e la malinconia, Pensiamo ad
esempio al Decameron di Boccaccio in cui i dieci “novellatori” si allontanano
dalla Firenze del Trecento, assalita dalla peste, e in campagna esercitano l’arte
del racconto per ritrovare se stessi superando quel difficile momento. Il mio
consiglio è di rileggere i classici, di lasciarsi avvolgere dalle storie. I classici ci
danno la possibilità di sentirci uniti da fili invisibili al resto dell’umanità. E
perché non cominciare proprio da quei testi che ci inducono a riflettere – ma
con distacco – sulle avversità e ci aiutano ad oggettivizzarle? Testi come lo
stesso Decameron, o La Peste di Albert Camus o Morte a Venezia di Thomas
Mann. Per chi invece vuole evadere, e viaggiare con la mente, consiglio di
rileggere il libro “del cuore”: tutti ne abbiamo uno. In ogni caso, leggere è una
risorsa esistenziale, preziosa in qualsiasi momento, ma soprattutto in quelli di
crisi.

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