GIORNATA MONDIALE DEL 12 GIUGNO C’ERA UNA VOLTA E C’È ANCORA: LO SFRUTTAMENTO MINORILE

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Giu 12, 2021

Scritto da: Michelangelo Ingrassia

Un’infanzia e un’adolescenza catturate e stritolate dai congegni della produzione e del commercio, invisibili nel cosiddetto mercato del lavoro e nel tempio della nostra ipocrita coscienza. Infanti e adolescenti afferrati e usati in pratiche come la schiavitù, il lavoro forzato, il traffico di esseri umani, la schiavitù per debiti, la servitù, la prostituzione, la pornografia, il reclutamento forzato nei conflitti. C’era una volta e c’è ancora. Ieri alla luce del sole, sotto gli occhi impuniti dei padroni del vapore; oggi alla luce artificiale degli sgabuzzini o negli angoli sperduti del primo, secondo e terzo mondo, sotto gli occhi impuniti dei nuovi e moderni padroni del vapore. Ieri tutti vedevano ed era normale e anche legale; oggi tutti sappiamo ma non sempre vediamo anche se è anormale e illegale. Anche per questo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro istituì nel 2002 la Giornata Mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, che da allora si celebra il 12 giugno e connette governi, organizzazioni sindacali e datoriali, società civile per soffermare l’attenzione di Stati e cittadini sul fenomeno ormai globalizzato e sulle azioni da intraprendere per eliminarlo. C’era una volta e c’è ancora e si è terribilmente espanso. Lo rivela in questi giorni il Rapporto “Lavoro minorile: stime globali 2020, tendenze e percorsi per il futuro”, pubblicato in occasione della celebrazione della Giornata 2021. La tendenza al ribasso che si era manifestata tra il 2000 e il 2016, infatti, si è attenuata sensibilmente e si è liquefatta di fronte alla consistente avanzata di 8,4 milioni di minori in più sfruttati sul lavoro negli ultimi quattro anni e diventati oggi nel mondo ben 79 milioni. Le cause? La progressiva e parallela avanzata globale della disoccupazione, dei salari da fame, del malessere sociale che scaraventano quotidianamente nella voragine della povertà globale intere famiglie nel mondo. Come se non bastasse, il Rapporto aggiunge che altri milioni di infanti e adolescenti sono a rischio per l’impatto della crisi provocata dal COVID-19. C’era una volta e c’è ancora, pure in Italia. Esistono pochi dati ma gli ultimi disponibili, del 2013, contenuti in una Ricerca della Fondazione Di Vittorio insieme a Save The Children e all’Istat, ha rilevato l’inquietante dato di 340.000 minori al di sotto dei 16 anni sfruttati sul lavoro. Si trovano nei campi, nelle fabbriche illegali che producono articoli griffati, nei cantieri edili abusivi; infanti e adolescenti costretti a lavorare da braccianti, operai, manovali, venditori ambulanti, lungo tutto la Penisola, con punte maggiori concentrate nel Centro e soprattutto nel Sud. Trecentoquarantamila violazioni della legge contro lo sfruttamento minorile e appena 243 sanzioni comminate nel 2019 dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Una carenza ispettiva che spiega in parte come, in base a una precedente ricerca dell’Istat presentata in occasione della prima Giornata Mondiale contro lo sfruttamento minorile, infanti e adolescenti sfruttati in Italia siano aumentati dai 144.000 del 2002 ai 340.000 del 2013. Un dato, questo, che si approssima vergognosamente all’altro citato da Stefano Musso in un suo libro sul sindacalismo italiano e relativo al 1891. Centotrenta anni fa, in Italia, solo nelle fabbriche, i minori compresi tra i 9 e i 15 anni che lavoravano erano 465.373, di cui 271.199 maschi e 194.174 femmine; distribuiti in tutte le classi d’industria. La legge sulla tutela delle lavoratrici e dei fanciulli emanata nel 1886, vietava l’impiego dei fanciulli sotto i 9 anni. Soltanto nel 1902, dopo lo sviluppo delle Camere del Lavoro e i primi passi del movimento sindacale, una nuova legge aumentava il limite da 9 a 12 anni e a 14 anni nel lavoro minerario sotto terra. La legge del 1902 ridusse anche l’orario di lavoro a 11 ore per chi aveva meno di 15 anni. Piccole conquiste, ottenute con dure lotte. Quelle che forse mancano oggi, visti gli attuali numeri. Anche in questa Giornata del 2021 ascolteremo purtroppo i soliti campioni di retorica proporre come soluzione gli ennesimi questionari per apprendere ciò che già sappiamo; i soliti finanziamenti alle imprese virtuose con corredo di patentini a premi che tanto vanno di moda; gli immancabili appelli per un ruolo più efficace della Scuola e della qualificazione per gli adulti che cadono nel burrone della perdita di lavoro trascinando con sé i figli. È sul lavoro agli adulti che invece occorre puntare: dignitoso, ben retribuito, stabile, vero, che ridistribuisce la ricchezza e salva dalla povertà, contrastando così lo sfruttamento minorile. Solo la piena occupazione globale degli adulti può proteggere dall’indigenza e garantire una educazione universale di qualità. Ma per raggiungere questo scopo, servirebbe attingere dai profitti da capogiro di quell’altra parte di mondo che non ha e non conosce complicazioni. Solo il lavoro nelle forme previste dalla nostra Costituzione può impedire, come scrivevano Marx ed Engels nel 1848, che «i fanciulli si trasformino in articoli di commercio e in istrumenti di lavoro».

 

Prof.re Michelangelo Ingrassia è docente di Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi di Palermo e Direttore del Centro Documentazione e Studi Gaetano Pensabene. E’ componente, già Presidente, del Comitato Consultivo
Provinciale Inail di Palermo.

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