MANDELA DAY: IL SENSO DI NELSON PER LA LOTTA

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Lug 18, 2021

Scritto da : Michelangelo Ingrassia

Il 18 luglio ricorre il Nelson Mandela International Day, giornata indetta dalle Nazioni Unite nel novembre 2009 per ricordare cosa Nelson Mandela ha rappresentato nella lotta contro l’apartheid in Sudafrica e più in generale nella battaglia contro la segregazione razziale.

Nelson Mandela nacque proprio il 18 luglio del 1918, morì il 5 dicembre 2013; la sua vita attraversò il Novecento e approdò nel terzo millennio, una traversata durata novantacinque anni, quasi un secolo.

Quale senso dare alla storia di Mandela? Bisogna trovarlo nelle prestigiose onorificenze internazionali di cui è stato insignito nel tempo, dal Premio Nobel al Premio Lenin? Nella liberazione del suo Paese dallo sciagurato apartheid? Nelle sue capacità di saper coniugare socialismo, democrazia e nazionalismo africano partendo da Marx e giungendo a Fidel Castro? Nella sua rivoluzione sudafricana ispirata alla rivoluzione cubana? Nella sua opera di Presidente del Sudafrica?

Certo, il senso della storia di Mandela è tutto questo e altro ancora. Tutto questo però, nel nostro tempo e nel nostro mondo, non può bastare. Ricordare e riassumere la cronologia dei fatti e delle idee di cui Mandela fu artefice rischia di consegnare alla retorica del politicamente corretto la sua figura.

Forse il senso della storia di Mandela è possibile coglierlo nella sua bibliografia piuttosto che nella sua biografia. Espressivi, in questo senso appunto, i titoli dei suoi libri più importanti. Si comincia con “La non facile strada della libertà” (Roma, 1986), che Mandela percorre “Contro ogni razzismo” (Milano, 1996), lanciando insieme a Fidel Castro la parola di combattimento “Mai più schiavi!” (Milano, 1996). Ecco affiorare, dunque, un’immagine particolare di Mandela, attuale e necessaria, perché il nostro tempo e il nostro mondo hanno bisogno di uomini e donne capaci di imboccare la non facile strada della libertà da ogni razzismo: biologico, culturale, sociale, economico, politico; hanno bisogno di insorgere e agire contro le contemporanee forme di schiavitù e contro il neoschiavismo, che è capace di riprendersi la scena e il dominio con gesti semplici e quotidiani come quello di un messaggio WhatsApp che però decide della tua vita, del tuo lavoro, della tua dignità, del tuo essere o non essere e ti riduce ad oggetto che può essere assunto o licenziato ossia usato e gettato quando non servi più.

Mandela è pensiero alternativo che diventa azione mediante la volontà; è uomo che lotta contro il suo tempo: “la lotta è la mia vita”, scrive (Bologna, 1982).

Ricordare Mandela deve significare, allora, ricordare che contro le ingiustizie e le discriminazioni civili e sociali occorre lottare, occorre avere una volontà di lotta, occorre avere un pensiero per cui lottare, un pensiero che diventa azione, “un ideale per cui sono pronto a morire”, afferma Mandela (Milano, 2014).

Il senso della storia di Mandela è la lotta. Una lotta che è fatta di fatica, sudore, paura e coraggio, intelligenza e passione, militanza e dovere e soprattutto di azioni. Le dure parole che scorrono attraverso le tastiere, in lungo e in largo per i social, non sono parole di lotta. Ad un certo momento della storia diventa necessario uscire dal mondo virtuale e calarsi nella realtà, sporcarsi di realismo. Ad un certo punto la mediazione, i compromessi, la concertazione, la ricerca di un accordo ad ogni costo e ad ogni prezzo non basta più e serve il conflitto, la lotta. Ma davvero pensiamo che Mandela poteva sconfiggere la minoranza bianca che dominava il Sudafrica senza lottare? Che Gandhi potesse liberare l’India dall’imperialismo britannico senza lottare.

È arcinota l’affermazione di Karl Popper sul migliore dei mondi possibili, che sarebbe il nostro. Ma il nostro non è per tutti il migliore dei mondi possibili; lo è per alcuni, per la moltitudine invece è il peggior mondo che sia capitato nella storia dell’umanità. Per la moltitudine Mandela deve essere un esempio: l’esempio di un uomo mosso da un’idea e che ha lottato per trasformare quella idea in realtà. Riscoprire il senso di Nelson per la lotta può forse dare un significato diverso al Mandela Day.

Prof.re Michelangelo Ingrassia è docente di Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi di Palermo e Direttore del Centro Documentazione e Studi Gaetano Pensabene. E’ componente, già Presidente, del Comitato Consultivo
Provinciale Inail di Palermo.

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