La figlia italiana – di Adelaide J. Pellitteri

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Scritto da : Maria Concetta Cefalu’

Si svolgerà oggi pomeriggio alle 17.30 presso l’Istituto Gramsci – Cantieri Culturali della Zisa in via Paolo Gili , n. 4  Palermo, la presentazione del romanzo dal titolo ” La figlia Italiana” di Adelaide J. Pellitteri,  edizioni PAV – Collana Storie di Vita. Introduce e coordina l’evento Nicola Macaione, interventi di Marzia Snaiderbaur e Gabriella Maggio, letture a cura di Roberto Ardizzone e Maria Giallombardo. L ‘evento sarà in diretta on line sulla pagina Facebook di Spazio Cultura Libreria Macaione  al link  : https://www.facebook.com/spazioculturalibri/ , per i presenti all’evento si raccomanda, fortemente, l ‘uso della mascherina. L’autrice sarà presente.

Il nostro giornale ha intervisto l’autrice  Adelaide J. Pellitteri :

Nel 2018, con la Casa Editrice l’Erudita, pubblica il suo primo libro, una raccolta di racconti dal titolo ” Donne fino a epoca contraria “. Il libro descrive la donna e la sua emancipazione dagli anni del sessantotto sino ad un futuro lontano ed ottiene il secondo premio al concorso Nazionale Paolo Amato, edizione 2019 e si posiziona terzo al Premio cultura Pino Fortini, edizione 2019/21. Le chiedo: secondo lei cosa manca ancora oggi alla donna per essere pienamente vincente ed emancipata?

La donna s’impegna per raggiungere traguardi, che fino a ieri le erano pressoché preclusi, avendo come avversario l’uomo. È questo il primo inganno. Lei, in sintesi, corre da sola, ma non si accorge che, perseguendo la realizzazione, sta perdendo un ruolo importantissimo, quello di educatrice sociale. Non sono sotto accusa il lavoro né le sue conquiste sudate e più
che meritate, ma la donna sta tralasciando un ruolo che conta più di qualsiasi impiego e realizzazione. Se  la donna è  sola ad evolversi, non arriverà da nessuna parte, o meglio: ogni conquista le si ritorcerà contro (da qui il titolo del mio primo libro Donne fino a epoca contraria).  Io penso che la donna  creda sia una sua libera scelta rinunciare ai figli, e ritenga sia l’evoluzione dei tempi a rendere instabile e poco durature le sue relazioni, in realtà non immagina nemmeno quanto lo sradicamento dalla famiglia di origine,  la renda vulnerabile di fronte ai sentimenti. Io penso che molte donne che non hanno  sviluppato un rapporto di protezione con i genitori,  diventano facili vittime di uomini a loro volta fragili e vendicativi che vedono le donne  come rivali e non più come compagne. Per rispondere alla sua domanda preciso che ritengo che  ancora oggi la donna non è pienamente emancipata perché non c’è l’emancipazione dell’uomo.

Lei svolge la professione di figurinista, dove la tecnica artistica insieme alla fantasia, la creatività e l’estro sono elementi fondamentali. Ne è un esempio il grande Adolf Hohenstein figurinista e padre del moderno cartellonismo pubblicitario italiano. Le chiedo: i personaggi che Lei descrive nel suo romanzo” La Figlia Italiana” sono frutto della fantasia o esistono nella vita reale?

Voglio precisare che ho conseguito, sì, il diploma di figurinista, ma le vicende della vita mi hanno portato, in campo lavorativo, a fare tutt’altro. In molti mi chiedono se i miei personaggi sono persone reali, mi è stato anche chiesto se nel
romanzo ci sia dell’autobiografico. Nessuna delle due cose. Ciò, però, non toglie che attingo sempre dalla vita reale, lego fatti ed esperienze di persone diverse, lontane le une dalle altre, e con gli stralci del loro vissuto costruisco le mie storie. Magari, creo un finale diverso e che, purtroppo o per fortuna, non hanno avuto. Come dice il mio amico e scrittore Alessio Castiglione: “sfatiamo questo mito in cui in ogni testo ci sia sempre dell’autobiografico dell’autore”. Non è così.

La figura paterna nel corso dei secoli ha subito una profonda evoluzione, nell’òikos dell’antica Grecia il padre deteneva il potere decisionale, nell’antica Roma il “pater familias” aveva il diritto della “patria potestas”, ovvero il diritto di possesso ed era contestualmente sia dominus che pater ovvero autorità e protezione. Come definisce la figura paterna di oggi in un mondo globalizzato, tecnologico e sempre in corsa?

Be’, qui torniamo al punto 1, dove affermo  che se si evolve solo la donna non c’è vera conquista. Il padre di oggi deve affrontare mille difficoltà, non ha il tempo né le capacità per essere “maestro” di vita (è già tanto se riesce ad essere compagno di giochi). D’altronde, come potrebbe esserlo quando la sua vita è un gran casino? (Mi scusi il termine, ma se vogliamo usare un linguaggio contemporaneo è questo il vocabolo corretto). Questo non significa che non ci siano buoni padri, ma il rapporto sta da 1 a 100 (uno è un buon padre e cento non riescono ad esserlo). Anche questo, ahimè, è un compito difficile da portare a
termine da soli e con buoni esiti.

Sono molte le donne che da adulte continuano a soffrire a causa della mancanza dell’affetto paterno, causato da vari fattori tra i quali: separazione dei genitori, assenza per lavoro, disinteresse del genitore, discriminazioni familiari, abbandono. Scientificamente è stato ampiamente dimostrato quanto sia importante la figura paterna per lo sviluppo del bambino, determinante per il suo equilibrio emotivo, l’autostima e la salute mentale. La protagonista del suo romanzo è una donna, Simona che soffre per essere stata abbandonata dal padre, soffre dell’amore paterno che non ha avuto e che non ha vissuto. Simona può aiutare tante altre donne che soffrono come lei. Quali dinamiche interiori riusciranno a dare la forza alla protagonista per superare il suo trauma, rimarginare la sua ferita e ritrovare la serenità?

Il mio libro spero parli più ai genitori “distratti” (concentrati più sulla propria vita che su quella dei figli che hanno generato) che alle vittime dell’abbandono. Il padre di Simona ha deciso di risanare le ferite della figlia facendo tutto il possibile (ci riuscirà? Visto che ormai non c’è più?). Ogni esperienza è unica, condivisibile solo fino a un certo punto. L’esperienza
intima qual è il rapporto tra genitore e figlio non è esportabile. Ognuno di noi ha risorse, così come debolezze, differenti. Proprio per questo motivo il vero lavoro devono farlo il padre e la madre, spetta a loro il compito di creare persone equilibrate, emotivamente stabili; e non solo per se stessi ma anche, e forse soprattutto, per la società tutta. Di certo i figli non devono chiudersi in se stessi come fa Simona, devono aprirsi cercare a tutti i costi di mantenere un rapporto con i propri cari. Se c’è dialogo tra genitori e figli, ci si  arriva a capirsi, se  al contrario si tagliano i ponti diventa impossibile.
Quando si dice “il figlio è una freccia che scocca dall’arco” (l’arco sarebbero i genitori, appunto), dobbiamo avere ben chiaro che questa freccia arriverà lontano incrociando migliaia di persone lungo il suo tragitto. Pensiamoci. Le  parole vuote: crescerà e  capirà come molti genitori dicono,  non hanno senso. Ogni genitore deve crescere i propri figli e ogni genitore deve insegnargli ciò che deve capire.  Io penso che se un figlio  si inserisce nella società mentre non è ancora plasmato dall’amore dei genitori, lo plasmerà la società con i suoi vizi.

Quanto ha influito la figura di suo padre nella sua vita?

Tantissimo! Alla stessa maniera quella di mia madre. Ecco perché faccio dei rapporti famigliari il perno delle mie narrazioni. Se sono una persona serena, equilibrata ed emotivamente felice lo devo a Gino e Anna. L’amore e la loro presenza concreta, mi hanno salvata. Sento dire sempre quanto sia difficile essere genitori oggi, ma ci chiediamo mai quanto sia difficile, oggi, essere figli? Personalmente soffro molto per le difficoltà che bambini e ragazzi sono costretti ad affrontare in famiglia. Le illustro due semplici esempi per rivelarle il rapporto tra me e mio padre. Un giorno lui mi disse: «Quando sei nata tu erano tutti scontenti, perché eri la quinta femmina, gli unici ad essere felici eravamo io e tua madre, eri una bambina bellissima». Ricordo ancora la sensazione che provai ad ascoltare  quelle parole. Mi sono rimaste dentro e ancora oggi sono un ricordo forte e dolcissimo insieme. Il secondo esempio si riferisce invece alla parità tra uomo e donna. Un giorno, sempre mio padre, mi disse: « Mettiti in testa che puoi fare tutto, qualunque lavoro, anche il barbiere, per ogni cosa, però, devi misurare due cose: la tua forza e la tua intelligenza». Ciò per evidenziare  che tutto dipende dalle nostre capacità e non dal sistema sociale.
Da qui, le confesso di non avere mai sofferto di complessi di inferiorità nei confronti dell’uomo.

Locandina La figlia italiana

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