” Astrazioni Geometriche e Informali” la bipersonale di Carlo D’Orta e Stefano Sesti

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Scritto da : Redazione

L’Associazione Culturale Brancaccio e Musica Presidente Prof.ssa Maestro Giovanna Ferrara in arte Jane Far   in collaborazione con CarloD’OrtaArtStudio/Gallery  del Dott. Carlo D’Orta e gli Stati Generali delle Donne rappresentati dalla Dott.ssa Maria Concetta Cefalu’ Responsabile per le Relazioni Internazionali ed i Rapporti con l’Unione Europea  organizzano la mostra dal titolo :” Astrazioni Geometriche e Informali”  che sarà inaugurata  sabato 21 ottobre 2023 alle ore 18.00, presso Carlodorta ArtStudio/Gallery, piazza Crati  14, a Roma .  La   bipersonale degli artisti internazionali Carlo D’Orta e Stefano Sesti  è stata patrocinata dal Comune di Roma Capitale e dall’Assessore alla Cultura Prof.re Miguel Angel Gotor Facello . La mostra, con ingresso libero, sarà visitabile dal lunedì al venerdì dalle ore 16.00 alle ore 18.00, ed in altri giorni e orari su appuntamento contattando i riferimenti  sotto riportati.

Dott. Carlo D’Orta – cell. n. 3280416111 – www.carlodortaarte.it – dortacarlo@gmail.com
Dott. Stefano Sesti – cell. n. 3498848655 – 

Ph di Salvo Quaiana

All’interno della mostra Bipersonale, giorno 26 ottobre 2023 alle ore 19.00, sempre presso CarloD’OrtaArtStudio/Gallery in Piazza Crati 14, a Roma , si svolgerà l’evento dal titolo : “l‘Arte è donna”   che vedrà la  partecipazione  con il suo violino del  Maestro Giovanna Ferrara in arte Jane Far .

 

 

Le Biocities e le Vibrazioni di Carlo D’Orta
Le città hanno trame sottili che a volte si replicano e si rivelano per quello che sono,textures di una vita che scorre anche sotto o dentro le geometrie sensibili. Carlo D’Orta indaga la superficie delle città, i riverberi e rispecchiamenti reciproci, segue il concetto di una trama che si espande e avvolge la realtà con una nuova pelle. La città moderna, verticale, i buildings sempre più specchianti alla ricerca di un’integrazione impossibile con l’ambiente, ha un proprio DNA proprio nelle geometrie delle architetture, nei punti di collegamento tra l’interno e l’esterno, tra il paesaggio urbano e la vita nascosta della gente. Gli edifici anche nelle foto di D’Orta sono leggeri e aerei, perdono la loro natura di vetro e cemento, perchè vengono assunti come segni, segni che si replicano come nel linguaggio dell’architettura. Ma diventano anche una struttura che ha caratteristiche cellulari, che simula la vita e il mondo organico. Il fotografo fa emergere una sorta di natura biologica nell’affrontare l’epitelio urbano, la sua analisi sembra seguire lo sguardo del flaneur, invece possiede l’attenzione e l’acutezza. Le città, Berlino, Londra, Parigi, New York, Singapore o Roma, possono anche scomparire, passano in secondo piano. L’importante è l’emergenza attraverso le foto del loro DNA, della loro capacità evolutiva che porta nell’attualità la visione di geometrie variabili, di edifici sempre meno permeati dagli sguardi, sordi a esprimere la vita all’interno, ma che sono vita essi stessi. D’Orta coglie questa autonomia, questa capacità di astrazione che non è assenza, ma volontà di rendere eterno il presente.  ( di Valerio Dehò critico d’arte e Direttore artistico )

Stefano Sesti: Figlio d’Arte innamorato dell’Arte
Che l’astrattismo fosse la vera espressione di libertà dell’artista e del suo animo interiore il XX secolo ce lo ha comunicato in ogni sua forma attraverso la grandezza di autori che hanno reso la pittura astratta una visione di sé stessi e del mondo limpida e assolutamente personale. Anche Stefano Sesti astrae dalla sua vita tutto ciò che per gli altri è normale o semplice per svelare e confidare come il suo messaggio d’amore nasca dalla ricerca di identità nelle più vivide atmosfere della vita. Sincero e appassionato, ama trovarsi dentro le storie del mondo diversamente vissute nello scorrere del tempo di ciascuno. Stefano esce dagli studi con le idee assolutamente ben strutturale sull’astrattismo che vuole esprimere. Il clima delle opere definisce formalmente la natura del pensiero. Le tele sono invase dall’irrequietezza della mano e il movimento delle linee rivela la spensieratezza del suo approccio al vivere. Sesti ama la rappresentazione del reale e sa come accoglierlo poi dentro di sé per ricomporre ogni angolo, ogni momento e ogni emozione in termini espressivi personali. E’ un processo istintivo che mette in opera per uscire dalla consuetudine ed essere completamente se stesso. Stefano Sesti ama essere gioioso, innamorato. La somma di questi elementi è la riconoscibilità che rimane la sua nota caratteristica come anche la sua sinuosa nota musicale preferita. Sincronizzare sentimento e comunicazione in un unico momento è l’obbiettivo artistico di Sesti, il quale non pone ostacoli alla loro trasmissione che potrà così giungere fedele e totale con tutta la sua immediatezza, senza lasciare polvere o silenzi sul percorso. Due elementi che ama fare suoi e che sono parte della sua intimità, della sua aspettativa, del suo ritorno alle origini. Egli resiste alle spinte che vogliono portare l’individuo a conformarsi alle aspettative esterne, ma non si nega a qualche lontano recupero di figura umana che richiama, come in una amata rappresentazione teatrale, solo per accenni efficaci di interiorità autobiografiche. Per poter affermare la propria identità a volte anche le figure astratte si piegano sotto il peso della concretezza recuperando il loro peso gravitazionale. Nell’artista Sesti non esiste un valido istinto di autodifesa e la sua produzione artistica è frutto della liberazione di una grande capacità creativa. ( di Francesco Zero  Direttore artistico e scultore)

 

 

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