Riprese : Maria Concetta Cefalu’
Montaggio: Giovanna Pia Ferrara
Scritto da: Giovanna Pia Ferrara

A Palermo, nella Casa del Beato Giuseppe Puglisi, una giornata intensa di testimonianze, memoria e partecipazione civile. Dalla deposizione della corona alla nascita della Rete della Legalità, fino alla firma del Patto per la Memoria .

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Ci sono luoghi che non si possono attraversare come semplici luoghi. Sono spazi che custodiscono storie, volti, sacrifici e testimonianze che continuano a parlare al presente. Per me, vivere la giornata del 12 settembre nella Casa del Beato Giuseppe Puglisi, a Palermo, è stata un’emozione profonda. Ho partecipato in veste di violinista, ma soprattutto come persona che da sempre sente Padre Pino Puglisi parte della propria vita. Ed è proprio vivendo Brancaccio che ho imparato a sentire sempre più vicino il messaggio del Beato Padre Puglisi. La sua testimonianza mi ha insegnato che la legalità non è una parola da pronunciare soltanto nelle occasioni solenni. La legalità è una scelta quotidiana, una responsabilità che appartiene a ciascuno di noi.

Primo momento della solenne cerimonia
L’evento si è sviluppato in due momenti , il primo nella piazza, nel luogo del martirio, proprio nel luogo in cui Padre Pino Puglisi fu assassinato. È stato un momento particolarmente intenso e commovente . Trovarsi proprio lì, davanti al luogo del suo martirio, significa confrontarsi con una storia che non appartiene soltanto al passato. A dare i saluti istituzionali Domenico De Lisi, Vicepresidente del Centro di Accoglienza Padre Nostro ETS; Giovanna Costa, Vicecomandante della Polizia Metropolitana di Palermo, in rappresentanza del Comandante Fabrizio Leporatti; e Adriano Rigoli, Presidente dell’Associazione Nazionale Case della Memoria. Nel suo intervento, il Vice Presidente della Casa di Accoglienza Padre Nostro De Lisi ha sottolineato il valore della Casa di Padre Puglisi come luogo vivo, nel quale la memoria deve trasformarsi in impegno, responsabilità e speranza. Ha ricordato come l’insegnamento del Beato abbia indicato nella legalità una scelta quotidiana di libertà, dignità e giustizia, sottolineando il ruolo dell’educazione e delle opportunità offerte ai giovani come risposta alla cultura mafiosa.

Deposizione della Corona
A seguire, la deposizione della corona nel luogo del martirio, affidata a un’operatrice del Centro di Accoglienza Padre Nostro e a una giovane volontaria in servizio civile. Un gesto semplice ma di forte valore simbolico, compiuto insieme a rappresentare due generazioni unite dalla memoria e dall’impegno: da una parte chi continua quotidianamente a lavorare nel solco tracciato da Padre Puglisi, dall’altra i giovani, ai quali è affidato il futuro e il compito di raccogliere e portare avanti la sua testimonianza. Una immagine concreta della continuità della memoria, perché la mafia non si combatte soltanto ricordando i suoi martiri. Si combatte seguendo il loro esempio, raccogliendo l’eredità delle loro scelte e continuando, ciascuno nel proprio ruolo, il cammino di legalità che hanno avuto il coraggio di intraprendere.

Il secondo momento: al terzo piano della Casa del Beato
Dalla piazza siamo poi saliti al terzo piano della Casa del Beato Giuseppe Puglisi, nell’aula didattica, dove si è sviluppata la seconda parte dell’incontro. A condurre inizialmente i lavori è stato Francesco Piazza, consulente dell’Associazione Nazionale Case della Memoria, critico d’arte e curatore della Casa Raffaello Piraino di Palermo. Particolarmente significativo e profondo è stato l’intervento di don Sergio Ciresi, parroco della Chiesa di San Gaetano – Maria SS. del Divino Amore. Don Sergio ha richiamato una frase di Padre Puglisi nella quale il Beato utilizzava l’immagine del grande mosaico del Duomo di Monreale: ” ciascuno di noi è una tessera di quel mosaico e deve comprendere quale sia il proprio posto, aiutando anche gli altri a trovare il proprio, affinché possa comporsi l’unico volto del Cristo“. Queste parole di Padre Puglisi, richiamate nella riflessione di Don Sergio Ciresi, hanno dato alla giornata un significato ancora più profondo. Quel mosaico può diventare l’immagine della società che siamo chiamati a costruire: una società nella quale ogni persona abbia dignità, diritti e un posto, e nella quale nessuno debba subire soprusi, prevaricazioni o ingiustizie. Nessuno di noi è una tessera inutile. Ognuno porta con sé una responsabilità: scegliere da che parte stare, non voltarsi davanti alle ingiustizie, rispettare gli altri e contribuire, attraverso le proprie azioni quotidiane, alla costruzione di una società più giusta e più libera.
La legalità nasce proprio da questa consapevolezza: non è soltanto il rispetto delle regole, ma l’impegno concreto di ciascuno di noi per difendere la dignità delle persone, contrastare ogni forma di sopruso e costruire insieme una comunità nella quale nessuno sia lasciato solo. È questa la responsabilità che raccogliamo dall’esempio del Beato Pino Puglisi: non essere semplici spettatori, ma diventare ogni giorno parte attiva di quel grande mosaico di legalità, giustizia, arte e cultura che può cambiare la società.

È seguita la testimonianza di Giuseppe Cucchiara, dirigente generale di Pubblica Sicurezza e già a capo della Squadra Mobile di Palermo negli anni in cui Padre Puglisi operava a Brancaccio. Il suo intervento ha offerto un importante excursus storico sugli anni Novanta, ripercorrendo il drammatico contesto segnato dalla violenza mafiosa, dagli attentati e dalle stragi che hanno profondamente segnato Palermo e l’intero Paese. Una testimonianza preziosa, capace di riportare alla memoria il clima di quegli anni e di collocare la vicenda di Padre Puglisi dentro una stagione drammatica della nostra storia, nella quale la sua scelta di educare, stare accanto ai giovani e costruire alternative alla cultura mafiosa assume ancora oggi un significato straordinario.

Nasce la Rete della Legalità
Il momento successivo è stato dedicato alla presentazione del progetto della Rete della Legalità, affidata ad Adriano Rigoli, presidente dell’Associazione Nazionale Case della Memoria, Marco Capaccioli, Vicepresidente dell’Associazione, e Giuseppe Nuccio Iacono, coordinatore regionale della Rete della Legalità. Una rete che mette in relazione luoghi e testimonianze differenti, accomunati dalla volontà di trasformare la memoria in conoscenza, consapevolezza e impegno. Successivamente la conduzione è passata a Daniela Brignone, storica dell’arte e curatrice della Casa Florio – Palazzina dei Quattro Pizzi. A seguire gli interventi di Virgilio Bellomo, socio e amministratore giudiziario del Centro studi Paolo e Rita Borsellino; Sergio Russo, Presidente e legale rappresentante della Fondazione Gaetano Costa; Marina Cambiano, familiare del giudice Falcone; e Loredana Introini, Vicepresidente del Centro studi Pio La Torre. Esperienze diverse, ma unite da un comune denominatore: la memoria come responsabilità e la legalità come scelta concreta.

Tre Case, tre storie, una sola strada
Un momento centrale della giornata è stato quello dedicato alle tre Case firmatarie, tre luoghi custodi di memorie diverse, ma accomunati dalla stessa scelta: trasformare la memoria in impegno e responsabilità. È intervenuta per prima la Casa Museo del Beato Giudice Rosario Angelo Livatino di Canicattì, rappresentata dalla presidente Claudia Vecchio e da Gabriele Vigneri.

A seguire, Luisa Impastato, presidente di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato e nipote di Peppino. La sua presenza ha portato nella sala una memoria profondamente vissuta, quella di una famiglia che ha scelto di custodire e trasmettere nel tempo la testimonianza di Peppino, trasformando il ricordo in un impegno che continua. È  poi intervenuta Rita Saccone, volontaria del Centro di Accoglienza Padre Nostro ETS, in rappresentanza della Casa Museo del Beato Giuseppe Puglisi, illustrando il significato e il valore della Casa e l’esperienza che quotidianamente vi si sviluppa.

Tre Case, tre storie, tre testimonianze. Ma una sola strada: quella della legalità, della memoria e della responsabilità civile.  Dopo la lettura del Patto per la Memoria, è arrivata la sottoscrizione da parte delle tre Case: un atto concreto che sancisce la volontà di lavorare insieme affinché queste storie non rimangano confinate nei luoghi che le custodiscono, ma diventino patrimonio condiviso e soprattutto possano parlare alle nuove generazioni.

La Lucerna della Memoria: una luce affidata al futuro
Subito dopo la firma del Patto, Giuseppe Nuccio Iacono ha consegnato le Lucerne della Memoria a Claudia Vecchio, Luisa Impastato e ad alcuni giovani del Centro di Accoglienza Padre Nostro ETS.È stato un momento di grande intensità e commozione. Quelle lucerne, affidate a chi custodisce la memoria dei nostri martiri e poi consegnate ai giovani, hanno assunto un significato profondamente simbolico: una luce da custodire, alimentare e tramandare.
In quel gesto ho sentito racchiuso il senso più autentico della giornata: la memoria non si spegne con il passare del tempo, ma passa da una generazione all’altra e diventa responsabilità. Quella luce richiama l’esempio di Padre Puglisi e di tutti coloro che hanno avuto il coraggio di scegliere la strada della legalità, anche quando quella scelta ha richiesto il sacrificio della propria vita.
Affidarla ai giovani significa chiedere loro di portarla nel futuro, trasformandola in consapevolezza, nelle proprie scelte e nel proprio impegno. Non una memoria da conservare soltanto, ma una luce da tenere accesa ogni giorno, attraverso il coraggio di essere cittadini responsabili e di contribuire alla costruzione di una società più giusta, libera dai soprusi e dall’indifferenza.
E ciascuno può farlo attraverso ciò che è e ciò che sa fare: il proprio lavoro, la propria sensibilità, la propria cultura, l’arte, la propria voce e il proprio talento.

La musica dedicata al Beato  Padre Pino Puglisi
A chiudere la giornata è stata la musica.
Per me, però, non è stata semplicemente la conclusione di un evento. Da sempre dedico la mia musica al Beato Giuseppe Puglisi, e poter suonare il mio violino nella sua Casa, proprio nei luoghi in cui lui ha vissuto e svolto la sua missione, dopo aver ascoltato testimonianze così intense e aver assistito alla nascita di una rete fondata sulla memoria e sulla legalità, ha avuto un significato difficile da esprimere a parole.
Anche se non sono nata a Brancaccio e non ho avuto il tempo di conoscere personalmente Padre Pino Puglisi, lo sento nel cuore come se lo avessi conosciuto. L’ho incontrato attraverso la sua storia, nella chiesa San Gaetano Maria SS del Divino Amore quando dirigevo il Coro della Parrocchia, nel volto di tutti coloro che lo hanno conosciuto,  attraverso il quartiere che vivo da anni e attraverso il mio impegno per la  musica.
Le note sono diventate il mio modo di avvicinarmi alla sua testimonianza, di custodirne la memoria e di continuare a raccontarne il messaggio.
Il Beato Padre Pino fa parte della mia vita, e , ripensando alle parole di Don Sergio Ciresi sul grande mosaico di Monreale, sento che anch’io posso essere una piccola ed umile tessera di quel meraviglioso mosaico che Dio vuole comporre attraverso ciascuno di noi. Una tessera chiamata a trovare il proprio posto e a mettere il proprio talento al servizio del bene, della legalità. La mia tessera è la musica. È il modo con cui provo a dare continuità alla memoria del Beato e a trasmettere, soprattutto ai giovani, il valore della sua testimonianza. Credo profondamente che l’arte e la cultura possano essere strumenti di libertà, consapevolezza e legalità: possono aprire gli occhi, unire le persone, educare alla bellezza e aiutare una comunità a riconoscere ciò che è giusto e ciò che non lo è.

Un grazie speciale alla Casa Museo  e a  Matilde Foti, Referente della Casa Museo del Beato Giuseppe Puglisi,  a Mariangela D’Aleo e Rita Saccone.

Un ringraziamento particolare a tutti i volontari della Casa Museo del Beato Giuseppe Puglisi, che con dedizione, sensibilità e grande disponibilità hanno contribuito alla realizzazione di questa solenne giornata. La loro presenza, la cura con cui accolgono ogni persona e l’impegno quotidiano con cui custodiscono questo luogo rendono la Casa Museo non soltanto uno spazio della memoria, ma un luogo vivo, capace di trasmettere ogni giorno il messaggio e l’eredità di Padre Puglisi. A tutti loro va il mio più sincero grazie per l’eccellente organizzazione, l’accoglienza e la straordinaria disponibilità dimostrate. Dietro una giornata così intensa e significativa c’è anche il lavoro silenzioso, prezioso e instancabile di tante persone che scelgono di esserci e di mettersi al servizio della memoria e della comunità.

Ricordare Padre Puglisi, Falcone, Borsellino, Livatino, Impastato, La Torre e tutti i martiri della legalità significa assumersi la responsabilità di non lasciare che il loro sacrificio diventi soltanto una pagina della storia.

La mafia non si combatte soltanto ricordando i suoi martiri. Si combatte seguendo il loro esempio, raccogliendo l’eredità delle loro scelte e continuando, ciascuno nel proprio ruolo, il cammino di legalità che hanno avuto il coraggio di intraprendere. È questo il compito che riguarda tutti noi. Non soltanto le istituzioni, la magistratura, le forze dell’ordine o le associazioni. Tutti noi.

La legalità comincia dalle nostre scelte quotidiane: dal rispetto degli altri, dal rifiuto dell’indifferenza, dal coraggio di non accettare i soprusi e le ingiustizie, dalla capacità di educare i giovani alla responsabilità e alla libertà.

E può essere coltivata anche attraverso l’arte e la cultura, perché una comunità che conosce la propria storia è una comunità più consapevole, più libera e più difficile da piegare. Padre Puglisi ci ha lasciato un esempio luminoso. A noi spetta il compito di non disperderlo. A noi spetta continuare a ricordare, continuare a testimoniare, continuare a scegliere, continuare a costruire insieme una società più giusta, nella quale nessuno debba subire soprusi, prevaricazioni o violenze.  Ognuno con la propria tessera. 

Ognuno con il proprio talento.
Ognuno con il proprio impegno.

Ciascuno di noi, ogni giorno, può contribuire a renderla più bella, più giusta e più luminosa.

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