Scritto da : Giovanna Pia Ferrara

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Nel suggestivo cortile del Museo Etnografico Siciliano “Giuseppe Pitrè”, la musica di Ludwig Van Beethoven è stata protagonista di uno degli appuntamenti di Palermo Piano City, manifestazione che porta il pianoforte in alcuni dei luoghi più significativi della città.
Nel corso della manifestazione, ciascun giovane interprete ha scelto di confrontarsi con compositori diversi.
Tra gli interpreti della manifestazione, il giovane Andrea Randazzo, allievo del Maestro Antonio Sottile al Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo, ha scelto di confrontarsi con una delle pagine più impegnative del repertorio pianistico: la Sonata n. 23 in fa minore op. 57, “Appassionata” di Ludwig van Beethoven, eseguendola integralmente nei suoi tre movimenti: primo, secondo e terzo.

Un percorso artistico in itinere
Il giovane studente Andrea Randazzo sta costruendo il proprio percorso musicale attraverso l’impegno, la costanza e una già significativa ed importante esperienza maturata in concorsi e concerti. Il suo curriculum comprende numerosi primi premi e primi premi assoluti ottenuti in competizioni nazionali e internazionali, oltre a riconoscimenti speciali per l’interpretazione del repertorio pianistico.
A queste esperienze si aggiungono recital e partecipazioni a iniziative musicali del Conservatorio “Alessandro Scarlatti” e di altre istituzioni culturali siciliane, tra cui Palermo Piano City 2025 a Palazzo Abatellis.

L’ “Appassionata”: una pagina capitale del repertorio pianistico
La Sonata n. 23 in fa minore op. 57 di Ludwig Van Beethoven, universalmente conosciuta come “Appassionata”, appartiene alla fase centrale della produzione beethoveniana e rappresenta uno dei vertici della scrittura pianistica dell’autore. L’opera fu concepita negli anni 1804-1806 e pubblicata a Vienna nel 1807. Il celebre appellativo “Appassionata” non appartiene alla titolazione originale di Beethoven, ma fu attribuito successivamente. La sonata presenta una costruzione in tre movimenti, nei quali Beethoven sviluppa una concezione del pianoforte ampia e sinfonica, sfruttandone l’estensione, la dinamica, il contrasto dei registri e la densità sonora.

Il terzo movimento, Allegro ma non troppo – Presto,  eseguito da Andrea Randazzo a completamento dell’integrale esecuzione della Sonata, è visibile nella registrazione video pubblicata in alto, con la dicitura “Clicca per il video”, che rimanda al canale YouTube del giornale. Si tratta di una pagina di notevole impegno virtuosistico, nella quale la difficoltà tecnica è strettamente funzionale alla costruzione del discorso musicale.

Il terzo movimento: struttura, ritmo e tensione
Fin dalle prime battute Beethoven costruisce una scrittura fondata su una forte propulsione ritmica, sulla continuità del movimento delle semicrome e su un’organizzazione armonica che mantiene costantemente alta la tensione.
Il carattere del movimento nasce dal rapporto tra ostinazione ritmica, articolazione, dinamica e progressione armonica. La mano pianistica deve mantenere una notevole regolarità nel flusso delle figurazioni, mentre la linea superiore e le articolazioni accentuative devono emergere senza interrompere la continuità del fraseggio.
Particolarmente significativo è il modo in cui Beethoven utilizza il materiale motivico: brevi cellule vengono riprese, trasposte, sviluppate e inserite in differenti contesti armonici. La costruzione musicale procede attraverso una progressiva intensificazione, nella quale il ritmo diviene il principale motore del discorso.
Il movimento non va quindi interpretato come una semplice successione di passaggi virtuosistici. Richiede all’interprete la capacità di mantenere contemporaneamente precisione digitale, controllo del peso della mano, chiarezza delle articolazioni, equilibrio delle dinamiche e direzione della frase musicale.

L’esecuzione di Andrea
Il terzo movimento della Appassionata è una pagina colma di energia, precisione e continuità, che richiede all’interprete una solida padronanza dello strumento.
Andrea affronta Beethoven con sicurezza, concentrazione, impegno e preparazione, restituendo all’esecuzione il carattere impetuoso e la tensione propri della scrittura del compositore.
Nel cortile del Museo Etnografico Siciliano “Giuseppe Pitrè”, la sua esecuzione a Palermo Piano City si inserisce nel suo cammino artistico, già ricco di esperienze e di molteplici riconoscimenti, di un costante studio tecnico e rigoroso, unito alla disciplina e alla passione ed espressività di un giovane talento.
Il valore interpretativo ed espressivo dell’esecuzione di Andrea si manifesta nel segno di Beethoven: un’interpretazione intensa e rigorosa, nella quale la sensibilità di un giovane interprete restituisce la forza espressiva di una pagina che continua a emozionare.

Il Maestro Antonio Sottile e la formazione musicale
Nel percorso di formazione assume un ruolo centrale il Maestro Antonio Sottile, docente di Pianoforte principale al Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo e figura di rilievo nel panorama pianistico italiano e internazionale.
Formatosi con Vincenzo Mannino e perfezionatosi con Marek Jablonski e Anatolij Vedernikov, Sottile ha sviluppato una lunga attività concertistica internazionale, esibendosi in Italia, Europa e America, con concerti in Germania, Austria, Norvegia, Francia, Russia, Canada e Stati Uniti.
Accanto alla carriera concertistica e all’attività didattica, un capitolo significativo della sua esperienza è rappresentato dalla fondazione, nel 1991, del Coro di Voci Bianche del Conservatorio di Palermo, da lui diretto e portato negli anni a un’intensa attività concertistica nazionale e internazionale. Il Coro ha inoltre ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Nazionale delle Arti nel 2009.
Un profilo che unisce dunque esperienza internazionale, attività concertistica, alta formazione e un importante impegno nella crescita musicale dei giovani.

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