Scritto da : Giovanna Pia Ferrara
Ci sono giorni in cui cantare non significa soltanto fare musica. Significa scegliere da che parte stare.
Il 22 settembre 2026, alle ore 19.00, nella Parrocchia San Gaetano Maria SS. del Divino Amore di Palermo, in via Brancaccio 260, il Coro Perché… porterà la propria voce nel cuore di Brancaccio per rendere omaggio a Padre Pino Puglisi, nell’ambito delle celebrazioni a lui dedicate.
Sarà un concerto che nasce dalla musica, ma che vuole andare oltre la musica: un momento di memoria, cultura, partecipazione e speranza, nel luogo nel quale Padre Puglisi ha vissuto concretamente la propria testimonianza, incontrando le persone, ascoltando le famiglie e soprattutto rivolgendosi ai giovani.
Il titolo scelto, «Ogni scagghia teni na muragghia», racchiude il significato più profondo dell’iniziativa: ogni piccola pietra può contribuire alla costruzione di una grande muraglia. Una singola pietra può sembrare fragile, quasi insignificante. Ma tante pietre insieme possono diventare una costruzione capace di resistere. È una metafora che parla di comunità, responsabilità e partecipazione, della possibilità che ciascuno, con il proprio piccolo contributo, possa concorrere alla costruzione di qualcosa di più grande. Ed è una metafora che acquista un significato particolare proprio a Brancaccio, il quartiere nel quale Padre Pino Puglisi scelse di vivere la sua missione quotidiana, mettendo al centro l’educazione, la dignità della persona, la libertà e la possibilità di offrire ai giovani alternative concrete alla rassegnazione e alla cultura della sopraffazione.
La speranza come scelta quotidiana
In questo cammino, la speranza non è attesa passiva. È la capacità di continuare a credere che le cose possano cambiare e, soprattutto, di assumersi la responsabilità di contribuire a quel cambiamento. La speranza si costruisce attraverso le persone e le relazioni: attraverso un educatore che sceglie di esserci, un adulto che ascolta un ragazzo, una comunità che non lascia solo chi è più fragile, una voce che trova il coraggio di raccontare ciò che accade e di immaginare un’alternativa. È una speranza che non cancella le difficoltà e non nasconde il dolore, ma sceglie di non lasciare che siano la paura, l’indifferenza o la rassegnazione ad avere l’ultima parola.
Ed è proprio ai giovani che questa speranza guarda: alla possibilità di offrire loro non soltanto parole, ma cultura, musica, conoscenza, educazione e opportunità, affinché possano scoprire di avere davanti a sé strade diverse e la libertà di costruire il proprio futuro. La speranza, allora, è anch’essa una “scagghia”: piccola, concreta, necessaria. E soltanto insieme alle altre può diventare muraglia.
Francesca Martino: la musica come coraggio e impegno
A dirigere il Coro Perché… sarà la Maestra Francesca Martino, il cui percorso artistico è fortemente legato alla coralità e a progetti nei quali la musica diventa anche strumento di memoria, partecipazione e riflessione sociale. Il suo impegno artistico si è sviluppato attraverso esperienze nelle quali il canto dialoga con temi quali la memoria, la legalità, la pace, la libertà e il contrasto alle ingiustizie. Particolarmente significativo è il rapporto con il progetto «Ogni scagghia teni ’na muragghia», già portato in scena sotto la sua direzione in iniziative dedicate alla memoria e all’impegno civile. Il suo modo di intendere la musica trova una sintesi nelle parole pronunciate dalla Maestra Martino durante un’intervista a Radio In il 17 giugno 2026:
00«La musica non fermerà la guerra, ma ci darà coraggio.»
Una frase che racchiude una concezione della musica che va oltre l’intrattenimento. La musica non pretende di risolvere da sola i drammi del mondo, ma può dare coraggio, unire le persone, mantenere viva la sensibilità e impedire che l’indifferenza prenda il sopravvento. È proprio questo il filo che unisce la sua esperienza artistica al concerto di Brancaccio: la convinzione che una voce, anche quando sembra piccola, possa diventare parte di una voce collettiva.
Il Coro Perché… e i musicisti
Accanto alle voci del Coro Perché…, la serata vedrà la partecipazione di musicisti che contribuiranno a costruire l’architettura sonora del concerto. Tobia Vaccaro sarà alla chitarra, oltre a curare gli arrangiamenti; Francesco Farinella accompagnerà il coro alla fisarmonica, occupandosi anch’egli degli arrangiamenti; Bruna Perraro sarà impegnata al flauto traverso, alla voce e nelle composizioni; Aurora Macaluso alla chitarra e Tommaso Martino alle percussioni e alla voce. Una formazione che mette insieme voci, chitarre, flauto traverso, fisarmonica e percussioni, creando un dialogo tra strumenti e coralità. Ogni musicista porterà il proprio contributo a un’esperienza nella quale gli strumenti non saranno soltanto accompagnamento, ma parte integrante del racconto musicale: le corde delle chitarre, il respiro del flauto, il suono della fisarmonica e il ritmo delle percussioni accompagneranno le voci del coro in un percorso dedicato alla memoria, alla Sicilia, alla libertà e alla speranza.Una formazione diversa per strumenti e sensibilità, ma unita da un’unica voce: quella della musica come espressione di memoria, dignità e coraggio.
La musica come strumento di memoria
Il repertorio scelto sarà quello del canto impegnato, con brani capaci di raccontare la dignità delle persone, la giustizia, la libertà, il dolore e la speranza, ma anche una Sicilia che non accetta di essere raccontata soltanto attraverso le sue difficoltà.
Durante il concerto saranno eseguiti brani di Rosa Balistreri, Ennio Morricone, Moffo Schimmenti e altri autori, in un percorso nel quale la voce diventa racconto e il racconto diventa memoria.
Particolare rilievo assume l’omaggio a Rosa Balistreri, straordinaria interprete della cultura musicale siciliana, scomparsa nel 1990, attraverso l’esecuzione di alcuni dei suoi brani.
La sua voce ha raccontato la sofferenza, le ingiustizie, la dignità degli ultimi e la condizione delle donne, consegnando alla musica una Sicilia profonda e autentica.
I suoi brani, eseguiti oggi dal Coro Perché…, diventano così un omaggio alla sua memoria e alla sua eredità artistica e culturale.
Accanto alla tradizione siciliana, le composizioni di Ennio Morricone, Moffo Schimmenti e degli altri autori contribuiranno a creare un percorso nel quale la musica attraversa emozioni, memoria e coscienza civile.
Non soltanto ricordare, ma continuare
Ricordare il Beato Padre Puglisi non significa soltanto ripercorrere la sua storia o celebrare una figura diventata simbolo. Significa soprattutto chiedersi che cosa possiamo fare oggi perché i valori della sua testimonianza continuino a vivere. Educare. Ascoltare. Partecipare. Prendersi cura degli altri. Non voltarsi dall’altra parte. Offrire ai giovani strumenti e opportunità per costruire liberamente il proprio futuro.
Sono gesti apparentemente semplici, ma è proprio dalla somma di questi gesti che può nascere una trasformazione. Il Beato Padre Puglisi ha mostrato, con la sua vita, che la presenza quotidiana può diventare una forma concreta di impegno. Per questo il concerto non vuole essere soltanto un momento celebrativo, ma un’occasione per riportare nel presente una domanda:
Quale pietra possiamo aggiungere noi alla muraglia?
Una muraglia costruita insieme
La muraglia non viene costruita da una sola persona. È fatta di tante pietre diverse, ciascuna con la propria forma e il proprio peso. Così è una comunità. Persone differenti che, mettendo insieme la propria voce e il proprio impegno, possono costruire qualcosa che nessuno potrebbe realizzare da solo.
In questa prospettiva, il Coro Perché… diventa esso stesso una piccola comunità: voci diverse che si incontrano, si ascoltano e diventano armonia. E l’armonia diventa anche una metafora della convivenza: nessuna voce deve necessariamente essere uguale all’altra per poter cantare insieme. Una voce che parte da Brancaccio .
Cantare a Brancaccio, nel luogo della testimonianza del Beato Padre Puglisi, assume quindi un significato particolare. Significa far risuonare la musica in uno spazio nel quale la memoria non appartiene soltanto al passato, ma continua a confrontarsi con il presente. La voce del coro diventa così una voce collettiva.
Una voce che non pretende di cambiare il mondo con un solo concerto, ma che vuole ricordare che ogni cambiamento può iniziare da un piccolo gesto. Una pietra, una parola, un esempio, una scelta.
Un ragazzo che trova il coraggio di immaginare un futuro diverso.
Una persona che decide di non rimanere indifferente.
Un educatore che continua a seminare anche quando i risultati non sono immediati. Un artista che mette la propria voce al servizio della memoria e della speranza. Un gesto di speranza che si unisce ad altri gesti di speranza.
Perché la memoria del Beato Padre Puglisi non può essere soltanto un ricordo: può diventare responsabilità, cultura, educazione e futuro. La musica può accompagnare questo cammino, offrendo ciò che la Maestra Francesca Martino ha sintetizzato in quella frase:
«La musica non fermerà la guerra, ma ci darà coraggio.»
Il 22 settembre, a Brancaccio, quel coraggio passerà attraverso le voci del Coro Perché…, attraverso le chitarre, il flauto traverso, la fisarmonica, le percussioni e attraverso tutte le persone che sceglieranno di esserci. Sarà la forza di una musica che non dimentica, di una comunità che non si arrende e di una speranza che continua a cercare strade. Perché ogni scagghia teni na muragghia.
0E quella muraglia, pietra dopo pietra, voce dopo voce, gesto dopo gesto, si costruisce insieme.
